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Nel blu dipinto di blu 26 febbraio 2011

Posted by michele&martina in curiosità.
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Nessuna traccia di blu nelle pitture rupestri della preistoria, probabilmente perché quasi non esistono pigmenti azzurri in natura. Ma è la società a “fare il colore”, dice Michel Pastoureau, autore del libro Blu, storia di un colore. Storicamente, il blu era il colore dei barbari (Celti e Germani), che lo ricavavano da una pianta simile al cavolo, la Isatis tinctoria. I nobili romani lo disprezzavano, tanto che in latino, come in greco, non esisteva alcuna parola per indicarlo. Cyanos, il blu greco, è il colore della sofferenza: “cianotico” è una persona pallida, sofferente. Coeruleus, il latino azzurro, è un’altra parola per dire bianco; il vocabolo serve, infatti, a descrivere il colore della cera. Per i Maya il blu non si distingueva dal verde e dal punto di vista linguistico esisteva una sola parola per definirli entrambi. In sanscrito la parola nila significa sia nero che blu. Śiva ha la gola colorata di blu, segno del veleno che ha ingoiato ma che non l’ha ucciso; a Krishna invece è attribuito un blu tendente al grigio, come le nuvole di un uragano. Nell’Antico Egitto il blu era opposto al rosso ed era considerato il colore dell’introspezione e dell’infinito, era anche la tinta della pelle del dio dell’aria Amon. In Oriente era, invece, considerato positivo e protettore contro il malocchio; gli occhi blu, inoltre, si ritenevano segno di poteri magici, mentre in occidente gli occhi azzurri erano considerati segno di stupidità o di effeminatezza negli uomini e di lascivia nelle donne.

La riscossa del blu iniziò dopo l’anno Mille, quando Suger, l’abate di Saint Denis, teorizzò che la luce divina contenesse oro e blu: da allora il manto della Madonna si tinse di blu. Anche gli araldi iniziarono a includere il blu, da quando la monarchia francese lo scelse come sfondo del proprio stendardo. Quanto al sangue blu dei nobili, era dovuto alla frequenza di una patologia, l’“argiria”, un avvelenamento da argento, dovuto ai piatti in cui mangiavano e che dava un colore bluastro alla pelle; un’altra ipotesi è che, vivendo a lungo in locali chiusi e poco ossigenati, la pelle assumesse un colorito bluastro, per lo scarso apporto di ossigeno nel sangue.

Inizialmente il colore blu era ricavato dalla macerazione delle foglie di una pianta indiana del genere Indigofera; poi si pensò di applicare la stessa tecnica alle foglie della pianta utilizzata dai barbari, chiamata comunemente guado. Il Germania tingevano i tessuti lasciandoli a bagno in una mistura di guado, alcool e urina umana. Per produrla, gli artigiani si ubriacavano e smaltivano l’urina il lunedì, girono di riposo, tant’è che diventare blu è utilizzato come sinonimo di ubriacarsi e i lunedì blu sono quelli di vacanza. Dal ‘500 il blu ha soppiantato il rosso, probabilmente in seguito alla riforma luterana, che lo considerava onesto e spirituale, in contrasto al nero cristiano e solenne. I blu diventò il colore più indossato dai ricchi, tant’è che dal 1654 divenne il colore del diavolo. La svolta definitiva avvenne nel ‘700, quando il droghiere Heinrich Diesbach, creò accidentalmente la prima tintura blu economica, il blu di Prussia, mescolando potassa adulterata a cocciniglia e solfato di ferro. Da allora divenne il colore delle divise dei soldati prussiani, fino alla prima guerra mondiale.

Il blu ha effetti: a livello fisiologico (rallentamento del metabolismo, della tensione muscolare, dl battito cardiaco e della respirazione); a livello psicologico (comunica trasparenza, frescura, tranquillità); e a livello affettivo (spazio, viaggio, riposo). Oggi sul blu puntano i marchi che vogliono sembrare affidabili e rassicuranti: prodotti per l’igiene e la salute (dentifrici, farmaci tranquillanti, ma anche Viagra per assicurare una buona prestazione), linee aeree (Lufthansa, Delta, Air France, Ryanair), banche (American Express) e gioielli (Tiffany). Blu sono anche i simboli dei partiti conservatori, così come le divise di polizia e carabinieri e gli azzurri sono la squadra di calcio italiana.

Il blu è il colore preferito dalla maggior parte delle persone adulte, perché offre un rifugio dall’insicurezza, dalla paura e dalla precarietà; ma aumenta anche l’interesse per il colore complementare al blu, l’arancione, segno di vitalità, energia e fiducia.

E tu di che colore sei?

Martina Chittani

(per approfondire Michel Pastoureau, Blu, storia di un colore, Ponte delle Grazie editore)

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